mercoledì 10 febbraio 2016

ROCCALUMERA. LA CONDOTTA FOGNARIA, IN POCHE PAROLE

Prima di parlare ad esempio di “correnti galvaniche”, mi preme fare una piccola esemplificazione sull’articolo intitolato “Roccalumera. La condotta fognaria, i tubi di troppo pieno e tanto altro”.
Leggendo tale articolo, avrete compreso (se già non ne eravate a conoscenza), che le vasche poste da nord (Nizza) a sud (Furci), sul lungomare di Roccalumera, si trovano rispettivamente: 
1) in prossimità di via Caminiti “C” (sul marciapiedi lato mare); 
2) in prossimità di piazza dei Carabinieri (sul marciapiedi e strada lato monte - foto a lato); 
3) in prossimità di via Rombes, marciapiedi lato monte (di fronte al ristorante “U Paloccu” - foto in basso); 
4) in via Amerigo Vespucci, marciapiedi lato monte, zona recintata con la rete Orsogrill).
In quest’ultima zona, oltre alla appena menzionata vasca dalla quale i liquami vengono pompati al depuratore, troviamo, pochi metri più in là (esattamente accanto alla passerella), è sita la vasca dove giunge la fogna depurata e dalla quale partono i tubi della condotta sottomarina che scarica al largo.
Abbiamo detto che da ognuna delle vasche esce un tubo di troppo pieno. Ricordiamo a cosa serve: esso è indispensabile, (come in qualsiasi lavandino o vasca da bagno), per impedire che, qualora la fogna per un qualsiasi guasto che interrompa il pompaggio verso la prossima vasca, si riempia sino a far esplodere le botole sui marciapiedi e sulla strada. Chiaro è che i tubi (nel periodo che intercorre fra il guasto e la sua riparazione), scaricheranno temporaneamente sulla spiaggia.
Come impedire che avvengano flussi di fogna sulla spiaggia? Soprattutto in estate, quando su questa si riversano migliaia di turisti bagnati fra cui bambini? Proprio cinque o sei anni fa, la passata amministrazione (come abbiamo detto), provvedette, oltre alla sostituzione di alcune pompe di sollevamento, anche all’installazione di un moderno sistema di allarme che in tempo reale avverte l’amministratore che a sua volta chiama la ditta preposta alla manutenzione. E piuttosto ovvio che, più tardi l’amministratore tiene conto dell’allarme “SMS”, e più a lungo si protrarrà il maleodorante flusso fognario con inoltre possibili ulteriori danni all’impianto stesso.
Qualcuno, a questo punto si chiederà: come mai la fogna scorre sempre più spesso sulla famigerata via Amerigo Vespucci, raggiungendo lungomare e spiaggia? In questo caso, ci troviamo di fronte ad un vetusto impianto fatto male. Infatti, le caditoie, poste ai margini della via, raccogliendo le acque piovane le convogliano attraverso piccoli tubi in pozzetti nei quali dovrebbe scorrere solo liquame fognario. 
Dato il terriccio, raramente asportato per mancanza di interventi programmati, ad intasare la conduttura fognaria non è solo una quantità di liquidi spropositata, ma anche tanta sporcizia che, ottura i tubi e fa fuoriuscire fogna mista ad acqua dalle botole. Da ciò, i già detti fiumi di fogna sulla via.
Se poi aggiungiamo il fatto che l’amministrazione precedente a questa, nel sostituire le pompe, si accorse che (causa correnti galvaniche), il tubo fognario era “spaccato” e ne sostituirono una tratta che va dall’altezza della passerella sin quasi al residence “Le Trocadero”, con un tubo in PVC corrugato, (resistente, sia alle alte pressioni che alla carica batterica, è facile intuire come il restante tubo in ferro marcio, debba essere anch’esso sostituto sino al depuratore.
Ma rimarrebbe comunque un altro grosso problema, ossia l’intreccio di tubi e pozzetti fognari con quelli asserviti alle acque piovane. Cosa serve? Serve un nuovo progetto dal quale ottenere un nuovo finanziamento affinchè, non solo sulla via Vespucci, ma dovunque si ritiene ce ne sia bisogno, (e tanti sono stati gli sversamenti e la puzza in giro per il paese), si possa innanzitutto intervenire separando le due condotte (acque bianche dalle acque nere), e nel contempo installare i già detti tubi in PVC corrugato (foto a lato) e di maggior sezione. Infatti, gli attuali risalgono alle amministrazioni Saitta, quindi a più di trent’anni fa. È quindi facile dire, che ciò deve essere fatto in tempi brevi.
Un dettaglio lo meritano gli sversamenti di fogna sul torrente di questi ultimi mesi. Pare sia una soluzione tampone a quanto appena detto sopra. Ebbene, far scorrere i liquami (seppure depurati) non è uno spettacolo per la vista, tento più se si pensa che la precedente amministrazione, ben conscia dei tempi bibilici necessari per un finanziamento che permettesse la sostituzione dei tubi e separasse le condotte, realizzo (07 Luglio 2010), una bypass in PVC corrugato sullo stesso torrente Pagliara.
Nulla stiamo aggiungendo a proposito del depuratore, sul quale sono recentemente stati ultimati i lavori di ammodernamento ed è stata aggiunta una ulteriore vasca. Tali lavori, è giusto ricordarlo, hanno si ridotto la puzza che rese la zona poco appetibile sin dagli anni ottanta, sia per i turisti che ovviamente per i residenti, ma per i già citati problemi di altra natura, rimangono disagi, malumori, cattive figure, conflitti, e pessima immagine per un paese a vocazione turistica.
NOTA. Correnti galvaniche: Piccole crepe, fessure, schegge di gelcoat saltate via, piccoli danni che possono sembrare insignificanti, ma che, a volte, non lo sono. 
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Giovanni geom. BonarRIGO

domenica 7 febbraio 2016

VASCHE DI PRIMA PIOGGIA. COSA SONO E A COSA SERVONO















Le “Fosse di prima pioggia” in calcestruzzo vibrogettato vengono utilizzate per la raccolta delle acque che, nei primi minuti di pioggia, dilavano zone o aree di pertinenza alla rete stradale, alle strutture pubbliche o private oppure ai siti produttivi in cui normalmente si riscontrano presenze di sostanze inquinanti che non possono, per legge, essere convogliati in “pozzi perdenti” od in canali di “acque bianche”. Questa “prima parte di pioggia”, per l’appunto, va convogliata ad una “fossa desoleatrice ”/impianto di depurazione o direttamente nella rete fognaria, la rimanente va convogliata alla rete delle “acque bianche” o al “pozzo perdente ” in modo da permettere la dispersione nel terreno ed il reintegro della falda acquifera, o smaltita mediante trincee drenanti.
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Le “Fosse di prima pioggia” possono essere in calcestruzzo vibrogettato , confezionato con appositi mescolatori, costituito da un impasto di cemento opportunamente dosato con inerti lavati di cava aventi granulometria adeguata; Con armatura adeguata ai carichi di esercizio d’uso.
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PARTIAMO DA UNA PREMESSA: Sappiamo con certezza che gli impianti di depurazione fognaria consortile, (che servono i Comuni di Roccalumera, Furci e Pagliara), sono stati recentemente ammodernati, per una spesa di circa 1,2 milioni di euro.
Essendo questo scrivente recentemente andato a visitarnli di persona, può affermare che di parti (vedi vasche, impiantistica e quadri elettrici), completamente nuove ce ne sono, anche se i due vecchi “carroponte” sono fermi da mesi e quindi una determinata parte della depurazione non avviene come dovrebbe, perche il fondo delle relative vasche non viene raschiato e quindi i liquami trattati adeguatamente.

RIMANGONO ALCUNE VASCHE OBSOLETE (e adesso inutili), DA DEMOLIRE. Il compito, in questo caso sarebbe demandato al Comune e non alla ditta che, (per quattro mesi) si occuperà della gestione degli impianti, (il Geometra Carmelo Romeo, passa dal depuratore e raccoglie i dati tutte le mattina), e della manutenzione.
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VASCHE DI PRIMA PIOGGIA, ANNUNNCIAVAMO NEL TITOLO
Perché ho iniziato questo articolo presentando le “Fosse di prima pioggia”? Ve lo dico subito: Nonostante l’ottimo lavoro realizzato sul depuratore consortile, accade sempre più spesso, (da due anni a questa parte), ed in particolare nei giorni di pioggia, che sulla via Amerigo Vespucci, sita nella periferia sud del paese, (la stessa costeggia il torrente da una parte il depuratore dall’altra), liquami fognari misti ad acque meteoriche, esplodendo dai pozzetti posti lungo la via, si riversino a mo di fiumara in piena, sul nastro d’asfalto. Proprio in faccia alle abitazioni, fra cui alcuni residence nati per accogliere turisti e residenti.
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LA SOLUZIONE, O UNA DELLE TANTE
Se a più riprese, questo scrivente, oltre a documentare con numerosi video i reflui che scorrevano ad ogni pioggia, ed in qualche caso persino in assenza della stessa, proponeva con cognizione di causa la sostituzione dell’intera tubazione obsoleta, marcia e sottodimensionata con apposita tubazione moderna, oggi si permette di dare agli amministratori interessati un suggerimento: le “fosse di prima pioggia”, appunto.
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Non essendoci una separazione fra le due condutture di liquami fognari e acque piovane: il surplus immesso nei trentennali tubi ad ogni scroscio di pioggia, provoca inevitabilmente il desolante (e ancora maleodorante) fiume di melma sulla strada. E allora, perché non considerare l’installazione di una “fossa di prima pioggia” a monte del depuratore?   
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Detto ciò, questo scrivente non si illude che questa od altra soluzione sia realizzabile a breve, tanto più che, (pare), nelle alte sfere delle istituzioni qualcuno abbe a dire a questo o al precedente sindaco roccalumerese:  “Ma voi, che volete rivoluzionare la Sicilia?”. Con una tale mentalità, non ci dobbiamo meravigliare se qualcuno considera, nel ventunesimo secolo, la bella Sicilia un vero e proprio… “deserto”.  
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07 Febbraio 2016 - Giovanni geom. BonarRIGO


giovedì 30 gennaio 2014

PER LA CASA SI SACRIFICA (ANCHE) LA PENSIONE



PER COMPRARE O RISTRUTTURARE, SONO IN AUMENTO LE RICHIESTE DI ANTICIPI DEL TFR E DEI FONDI INTEGRATIVI – Per coronare il sogno di acquistare casa, sistemare i figli, o anche solo quando è arrivato il momento di una ristrutturazione, si percorrono tutte le strade possibili. Compresa quella di sacrificare il denaro messo da parte per la previdenza integrativa o per la liquidazione. Sono in aumento, infatti, le anticipazioni erogate agli iscritti dai fondi pensioni e ai lavoratori che hanno scelto di lasciare i soldi del loro Tfr in azienda, utilizzate per comprare o ammodernare l’abitazione principale.
Si può chiedere fino al 75% del maturato (70% in caso di Tfr) per sé o per un figlio. I dati 2013 non sono ancora disponibili, ma il trend ormai consolidato. Un fenomeno interessante, soprattutto perché si è verificato negli anni in cui le compravendite sono andate incontro ad una battuta d’arresto. Basti ricordare il - 25% di scambi registrato dall’agenzia delle Entrate nel 2012.
“Crescono le richieste di anticipazione insieme a quelle di riscatto, perché le famiglie hanno bisogno di liquidità”, conferma Roberto Maglione di Assofondipensione, associazione di categoria dei fondi negoziali. “In effetti, se qualche anno fa registravamo 30-40 richieste al mese, oggi ne elaboriamo un centinaio”, conferma Stefano Aragona dell’ufficio contribuzioni di Cooperlavoro, il fondo negoziale delle cooperative. E l’ondata arriverà anche ai fondi aperti, solo ritardata di qualche tempo.
Resta il fatto che questo strumento permette di avere liquidità in tempi relativamente brevi. Secondo Fabio Ortolani, presidente di Fonchim, “di solito in due o tre mesi si evade la richiesta”. Ma quali sono in media gli importi erogati? “E’ impossibile dirlo, perché dipende da quanti contributi ha versato l’iscritto fino al momento della domanda. Si tratta di qualche decina di migliaia di euro – aggiunge il presidente -. Senz’altro, quando gli iscritti decidono di affrontare questo passo lo sfruttano appieno e quasi sempre chiedono tutto il 75% disponibile”.
L’anticipazione del Tfr, da sola, può agevolmente coprire una ristrutturazione. Difficilmente, invece, basta per garantire un acquisto. “Generalmente è uno strumento che si usa a integrazione del mutuo”, che viene concesso per quote sempre più piccole del valore della casa: servono quindi più contanti. È pur vero che i fondi non possono opporsi alle richieste, ma naturalmente non “tifano” per una continua uscita di denaro. Al punto che, nel settore, alcuni vorrebbero stabilire l’obbligo, per iscritto, di reintegrare almeno parzialmente i contributi prelevati.
Insomma, bisogna essere consapevoli che, in molti casi, chiedere una quota consistente di anticipazione equivale a pregiudicare la prestazione previdenziale futura. Tuttavia, molti di quelli che ricorrono all’anticipazione sono soddisfatti perché, almeno su quell’importo, non dovranno preoccuparsi di restituire gli interessi alla banca.
AGEVOLATA L’ABITAZIONE PRINCIPALE
La possibilità di anticipazione su quanto accumulato, è riservata soltanto a chi è iscritto al fondo da almeno 8 anni. La Covip ha chiarito che fa fede la data di iscrizione, non l’effettiva contribuzione. Quindi se ci sono state pause nei versamenti, queste non pregiudicano la richiesta. I beneficiari possono essere l’iscritto oppure uno dei suoi figli e la domanda va spedita non oltre 18 mesi dalla data in cui l’iscritto ha sostenuto la spesa (ma i singoli fondi possono definire scadenze anche più brevi). Nel caso dell’acquisto, bisognerà allegare alla domanda una copia del rogito. Se questo non è ancora disponibile, è sufficiente, per far partire la pratica, anche il compromesso. Ma successivamente è necessario produrre l’atto notarile.
In caso di ristrutturazione, invece, servono le fatture, i documenti che attestino se si tratta di lavori straordinari od ordinari. In entrambi i casi, se il beneficiario è il figlio, serve anche lo stato di famiglia. Uno dei requisiti essenziali è che si tratti della prima casa. L’anticipazione non si usa solo per comprare un immobile esistente, ma anche se questo è in costruzione. Ed è valida anche per l’acquisto tramite cooperativa. L’abitazione, inoltre, può trovarsi anche all’estero, a patto di dimostrare che quello è il luogo in cui il beneficiario ha effettivamente la residenza.
Infine, a livello territoriale, è in vigore un’agevolazione per i residenti nelle zone terremotate di Bologna, Modena, Ferrara, Mantova, Reggio Emilia e Rovigo. Fino al 22 maggio 2015, salvo proroghe, potranno chiedere anticipazione senza bisogno degli 8 anni di iscrizione a una forma pensionistica complementare. E pagheranno l’aliquota agevolata (tra il 15% e il 9%) al posto del 23 per cento.

NOTA: I dati sono tratti da “Il Sole 24 ORE” di Giovedì 30 Gennaio 2014.

giovedì 9 gennaio 2014

CONDOMINI. BONUS SULLE PARTI COMUNI (AGEVOLAZIONI PROROGATE AL 2014)


Le agevolazioni per il risparmio energetico valgono fino al 30 Giugno 2014.
Per i condomini la proroga dal 1° luglio 2013 al 30 giugno 2014 della detrazione del 55%, aumentata per questo periodo al 65%, è possibile se gli interventi sul risparmio energetico riguarderanno parti comuni condominiali ovvero “tutte le unità immobiliari di cui si compone il singolo condominio”.

In quest’ultimo caso, però, tutti i pagamenti dovranno essere effettuati, dai proprietari persone fisiche, nel periodo agevolato, con il rischio che se, a fine giugno 2014, ne mancherà anche solo uno, tutti gli altri condòmini non potranno beneficiare della detrazione del 65% della spesa, dopo averla già pagata.

IL DUBBIO: Andrà chiarito se il beneficio di sei mesi in più spetta alle opere che coinvolgono gli alloggi.
L’ECCEZIONE: Lo sconto del 65% non comprende gli impianti a pompa di calore.

Il decreto legge approvato venerdì dal Consiglio dei ministri prevede la proroga dal 1° luglio 2013 al 31 dicembre 2013 della detrazione Irpef ed Ires del 55% sugli interventi per il risparmio energetico degli edifici (tranne che per gli “impianti di climatizzazione invernale con pompe di calore ad alta efficienza e con impianti geotermici a bassa entalpia” ovvero per gli “scaldacqua a pompa di calore”).

LA RELAZIONE TECNICA: Sui conti dello Stato l’effetto prodotto dagli incentivi è positivo per l’anno in corso, a causa dell’incremento di Iva, Irpef, Irap e Ires prodotto dai lavori, mentre l’effetto negativo partirà dal 2014 e toccherà la punta massima nel 2015. nel primo semestre 2014, infatti, l’agevolazione del 65% si applicherà ancora ai lavori realizzati dai condomini.
Per il “bonus mobili” del 50%, con tetto di spesa agevolabile di 10mila euro e uno sgravio massimo di 50mila euro, il beneficio sui conti pubblici è di 8,2 milioni nel 2013, mentre nel 2014 diventa negativo a -42,3 milioni, nel 2015 al -41,7 milioni, dal 2016 al 2023 a -35,2 milioni.

NOTA: I testi sono tratti dal quotidiano “Il Sole 24 Ore” di Mercoledì 5 Giugno 2013.

SICILIA. LE ORIGINI: IL PERIODO PALEOLITICO E NEOLITICO (parte prima)

PERIODO PALEOLITICO – La particolare posizione geografica dell’isola di Sicilia, posta al centro del mare Mediterraneo, per millenni ha rappresentato il punto d’incontro e, talora, di scontro delle principali civiltà di questo bacino.
Ogni pietra, ogni anfratto, ogni grotta mostrano i segni definiti della presenza di culture diverse, di cui non tutto, al momento, appare chiaramente decifrabile. Basterebbe, però, che l’interesse verso il passato assumesse i toni e i caratteri della ricerca scientifica oculata e programmata, perché nuove sensazionali scoperte venissero alla luce per confermare che questa incantevole terra, ove le stagioni s’alternano senza i rigorosi loro tipici sussulti, è stata elevata a dimora dell’uomo sin dalla sua iniziale apparizione sul nostro pianeta.
La ricerca archeologica, qui, più che un’opera sistematica di valenti studiosi, è stata spesso frutto d’iniziative individuali, i cui risultati sono serviti raramente a squarciare le ombre che ancora oggi avvolgono il passato remoto di questa splendida terra.
Di certo, dovette trovarsi sito l’Uomo di Neanderthal, la cui presenza, tra il 250.000 a. C. ed il 35.000 a. C., è rilevata in quasi tutti i paesi europei ed in Asia occidentale e centrale.
Il periodo intorno al 35.000 a. C. non va inteso come quello in cui cessa la sua esistenza l’Uomo di Neanderthal per lasciare il posto all’Homo sapiens, ma l’epoca più o meno approssimativa in cui si ha la progressiva e definitiva supremazia dell’uomo moderno su tutte le precedenti specie.
Il materiale archeologico preistorico rinvenuto nelle diverse ricognizioni fatte sul suolo isolano, che hanno avuto inizio nel 1713 ad opera di padre Capuani, non è sufficientemente apprezzabile per il numero di pezzi ritrovati, ma è pur sufficiente a stabilire che la Sicilia fu abitata dai progenitori dell’Homo sapiens, in epoca databile attorno al milione di anni fa.
Conforta questa ipotesi, infatti, il ritrovamento ad una profondità di circa 25 m., presso Termini Imerese, comune della provincia di Palermo, di “strumenti quarzitici a scheggiatura bifacciale”, tipici dell’Homo habilis abbevilliano. Altre presenze dell’uomo o dei suoi lontani ascendenti nell’isola di Sicilia, durante il paleolitico inferiore, sono segnalate dalle scoperte fatte da M. Bianchini nella Valle dei Platani, presso Rocca di Vruaro, di armi in pietra a forma di mandorla (amigdala) e sui terrazzi fluviali del Dittaino e del Simeto.
A questi interessanti ritrovamenti vanno assommati i più recenti, fatti da M. Meli, nel 1961, a Giancaniglia (Termini Imerese) e da E. De Miro, nel 1968, presso Eraclea Minoa (Agrigento), di manufatti rozzamente lavorati, riferibili con certezza al paleolitico inferiore.
Lo sviluppo della civiltà isolana del paleolitico inferiore sembrerebbe procedere di pari passo con quello della prospiciente costa tunisina, per cui potrebbe avanzarsi l’ipotesi di uno scambio, anche lento, date le distanze, delle due civiltà.
Ciò farebbe pensare, almeno durante il paleolitico inferiore, ad un collegamento terrestre tra la Sicilia e la costa africana. Avvalorerebbero questa ipotesi le caratteristiche similari del paesaggio paleolitico della fauna e della flora delle due opposte coste mediterranee. Infatti, mentre nella restante Europa in quest’epoca scompare del tutto l’elephas mnaidriensis, esso continua a vivere indisturbato sia in Sicilia sia nei territori nord-africani, come a significare un eguale comune denominatore ambientale, dovuto ad agevoli o, per lo meno, possibili collegamenti terrestri. Al tempo, ogni altra via di comunicazione era preclusa sia all’uomo sia agli animali.
Le testimonianze archeologiche riferentisi al paleolitico inferiore, anche se di numero limitato, sono più che sufficienti a giustificare l’ipotesi della presenza dell’uomo in Sicilia in questo periodo. Vengono, quindi, superate antiche affermazioni che l’Isola fosse abitata a partire dal paleolitico superiore, del quale, qui, come altrove, più consistenti sono i segni tangibili del passaggio dell’uomo.
Non c’è grotta isolana che sia priva di elementi identificatori della civiltà del tardo paleolitico, la quale assume, soprattutto nelle grotte di Levanzo (isole Egadi - nella foto "la Grotta del Genovese"), i caratteri tipici di quella cultura, definibili in ogni loro fase di sviluppo. In questa fase della Preistoria la maggior parte della fauna è costituita da cavalli, buoi, cervi, stambecchi, pesci, tutte figure scolpite nelle pareti delle grotte delle Egadi.
Le figure talora tozze, tal’altra raffinate, tal’altra ancora stilizzate, incise o dipinte (uomo stilizzato nella Grotta del Pozzo a Favignana, come se l’autore volesse lasciare un segno riconoscibile della sua arte, testimoniano il bisogno figurativo, presente nell’uomo sin dalla fase più antica della sua esistenza.
Tra tutte le grotte risplende per avanzato senso estetico e critico la Grotta del Genovese a Levanzo, ove, tra l’altro, i graffiti di un bos primigenus, incisi con bulini di selce sulla nuda roccia, e la pittura di una cerbiatta mostrano un bisogno di comunicazione e di cultura abbastanza elevato dello sconosciuto artista. Nella stessa grotta, ma di origine sicuramente più recente, neolitico-età del bronzo, sono rappresentati animali domestici, tonni e donne in catene. Anche lungo le numerose grotte del litorale trapanese, un tempo collegato con le prospicienti isole aegusee, è stato rinvenuto interessante materiale attribuibile al paleolitico superiore e databile attorno al 10000 a. C.
I reperti più diffusi di questa zona sono rappresentati da frammenti di ossa, selci, conchiglie (una delle prime monete di scambio), ceneri, carboni, raschiatoi, punte di ossidiana, lame litiche grezze e lavorate, bulini di varia natura, ossi di cervi, asini, bovini, canidi, cinghiali, e una zampa di elefante ritrovata dal marchese Della Rosa nella Grotta Emiliana in località Bonagia (Valderice).
Spesso questi segni tangibili del paleolitico superiore si accompagnano a pitture, incisioni sulla nuda roccia, o lettere, croci, piccoli sacelli, tombe riferibili a civiltà posteriori, come quella punica, greca, romana, primo-cristiana, araba e spagnola.
La presenza di culture diverse stanziate in epoche successive alle stesse grotte affermerebbe l’uso abitativo millenario delle caverne, continuato fino all’evo moderno. A questi importanti e rilevanti ritrovamenti compiuti lungo tutta la costa trapanese vanno aggiunti gli altrettanto numerosi ritrovamenti di materiale similare, portato alla luce su tutto il territorio isolano.
A qualche chilometro dall’aeroporto di Punta Raisi, proprio alle pendici della Montagna Longa, in ricognizioni successive, iniziate sin dal 1869 dal Gemellaro e proseguite , ai giorni nostri, dal Mannino, sono stati ritrovati scheletri di elefanti, di bos primigenus, di bison priscus, di cavalli, di ippopotami, d’uccelli, rappresentazioni sulla nuda roccia di cerbiatti, cavalli, nonché oggetti d’uso comune, tra cui lamelle litiche e conchiglie. Materiale più o meno numeroso è rinvenibile anche in buona parte delle caverne dell’Addaura, attorno a Monte Pellegrino, la montagna sovrastante il capoluogo, e in tutte le restanti grotte del Palermitano, tra cui vanno ricordate, per copiosità del materiale rinvenuto, la Grotta di S. Ciro e la caverna di Monte Gallo. In epoche successive, non di rado, queste grotte litoranee furono utilizzate dai mercanti di Tiro, prima, e dai Cartaginesi, poi, come empori commerciali per i loro fiorenti traffici.
Ma non solo la Sicilia occidentale è ricca di presenze umane del Paleolitico superiore: anche la costa orientale, ove ben presto s’affaccerà la civiltà ellenica, conserva nelle sue cavità e fosse marine i segni dell’uomo paleolitico. Le grotte di questa parte di Sicilia risultano maggiormente interrate di quelle occidentali. Le operazioni di sterramento per strati hanno portato alla luce materiale vario di epoche susseguenti.
Di rilevante importanza è la scoperta di una punta litica, detta “a cran”, unico esemplare siculo, nella Grotta di S. Corrado, assieme a bulini e ad altro materiale litico, e di ceramica dipinta di epoca posteriore al paleolitico, assimilabile alla civiltà di Castelluccio (2100-1500 a. C.).
Proseguendo nello studio del paleolitico isolano, di notevole interesse appaiono i ritrovamenti fatti da P. Graziosi nella grotta messinese di S. Teodoro, ove furono rinvenuti negli strati superiori ossa di animali vari, mentre negli strati inferiori selci e quarziti, frammenti di ossa riferibili all’Homo sapiens, materiale litico vario ed uno scheletro umano in buona conservazione. Altre stazioni abitative di questo periodo, importanti ai fini della conoscenza del Paleolitico, sono quelle di Novara di Sicilia (Messina) e di Corruggi (Pachino).
Sebbene sia numerosa la presenza di manufatti dell’uomo del paleolitico in tutta l’Isola, mancano, eccezion fatta per lo scheletro della Grotta di S. Teodoro, rinvenimenti di altri resti umani. Questo è l’unico vero mistero che avvolge il Paleolitico siciliano in tutte le sue fasi di sviluppo.
NOTA: I testi sono tratti dal libro di Gaspare Scarcella “La Sicilia dalle origini al processo Andreotti” del 1997.
09 Gennaio 2014

martedì 23 novembre 2010

Giovani e Legalità. Al "Savio" di Messina si avvia il Progetto "Legalopolis"

Al via un Laboratorio di formazione per giovani e adulti (insegnanti, genitori e volontari). Finanziato nell'ambito del Bando di Progettazione sociale per il Sud, promosso dai tre Centri di Servizio per il Volontariato della Sicilia (Cesv, Cesvop e Csv Etneo) e dal Comitato di gestione della Regione Sicilia, il progetto “Legalopolis”, con il CePAS associazione capofila, comincia mercoledì 24 novembre, alle 16, nella sala riunione dei Salesiani, al “Savio” di Messina, sul tema “Scelte di legalità per costruire giustizia”, animato da Salvatore Rizzo (formatore del Centro Studi Ecosmed) e dalla consulente filosofica Lucrezia Piraino. Il tutto nell’ambito del primo modulo formativo, dal titolo “Giovani protagonisti di legalità”. Il CePAS (Centro Prima Accoglienza Salesiani Savio) di Messina è l’associazione capofila del progetto, che ha come partner la Scuola-Centro Giovanile “Savio”, il liceo artistico “Basile”, l‘Istituto tecnico “Jaci”, il liceo classico “Maurolico” e il liceo scientifico “Seguenza” di Messina.
“Il laboratorio nasce dall’idea che, oggi, la sfida che ci attende è quella di costruire insieme un percorso di educazione alla legalità che realizzi, attraverso l’elaborazione di norme di convivenza e di democrazia, quel patto sociale al quale ogni cittadino è chiamato a partecipare attivamente e criticamente”, sottolineano in un documento don Umberto Romeo, presidente del CePAS, Enza Sofo, responsabile della Formazione per il Centro, e don Enzo Schilirò, direttore del “Savio”. “Ritenendo – continua il documento – l’istituzione scolastica protagonista nella formulazione e nella diffusione della cultura della legalità, cercheremo di realizzare un percorso dove gli Attori siano da un lato la Scuola e dall’altra le Regole, intese come strumenti condivisi da tutti e indispensabili per una civile convivenza, nel segno dell’insegnamento di Luigi Ciotti, affinché studenti, genitori e insegnanti diventino custodi attivi delle regole fondamentali della nostra Carta Costituzionale”. “Solo così – continuano i promotori del progetto, sempre citando il presidente di Libera – si potrà comprendere che diritti e doveri devono portare a società più giuste, attraverso il principio della responsabilità, che diventa cemento fra generazioni e tutela degli interessi collettivi”.
I moduli formativi del progetto “Legalopolis” sono tre: il primo vede i giovani protagonisti di un laboratorio di scrittura creativa, con Guido Di Bella, “per costruire nuovi alfabeti culturali di legalità”; il secondo vede i giovani protagonisti con un laboratorio di recitazione, condotto da Cinzia Muscolino, per “narrare la legalità”; il terzo vede i giovani protagonisti di un “laboratorio per la costruzione di una rete”, con Alessandra Piccolo.
L’intero percorso sarà attivo su una piattaforma web, luogo di confronto e dialogo tra giovani, genitori e adulti, sul tema della legalità.
Preceduti e integrati da incontri di riflessione, i momenti formativi continueranno, sempre nella sala riunione del Savio di Messina, mercoledì 1 dicembre, alle 16, sul tema “L’impegno della società civile e l’impegno delle istituzioni” con Piero Campagna, fratello della martire di mafia Graziella Campagna, e Carmelo Gugliotta, Questore di Messina; “La Costituzione, le regole, la Giustizia” (15 dicembre) con Guido Lo Forte, procuratore capo della Repubblica di Messina, e Antonio Saitta, docente di Diritto costituzionale (Università di Messina); “Il ruolo dell’associazionismo nella costruzione della legalità” (25 gennaio) con Ivo Blandina, presidente della Confindustria di Messina, e Tano Grasso, fondatore della prima associazione antiracket siciliana.
Si svolgeranno anche momenti di “Incontri insieme”, con giovani e adulti, per vivere e dialogare situazioni di vita stimolati da film e da “pillole di Costituzione”.





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venerdì 5 novembre 2010

VI Corso base per volontari clown di corsia a Messina

L’Associazione di volontariato VIP ViviamoInPositivo Messina organizza il VI Corso base di formazione per volontari clown di corsia, dal 5 al 7 novembre, presso l’Istituto Collereale di Messina. Il corso in clown terapia – le iscrizioni sono terminate da pochi giorni - è destinato a volontari, insegnanti, educatori e a chiunque voglia mettersi in gioco. L’associazione Vip Messina, che ringrazia per la consueta ospitalità Monsignor Nino Caminiti, sabato 6 novembre, alle 16.30, sempre a Collereale, intratterrà gli ospiti della struttura con uno spettacolo.

L’associazione che cura la formazione è l'Associazione nazionale di Promozione Sociale "ViviamoInPositivo (VIP APS), prima Associazione del "gruppo VIP", nata a Torino nel 1997.VIP APS ha formato e forma tutti i volontari delle associazioni federate in VIP Italia Onlus. VIP APS si occupa istituzionalmente di Formazione in Clownterapia, Circo Sociale e Crescita Personale dal 1997.
VIP APS è promotore e fondatore della Federazione Vip Italia Onlusnata nel 2003, che collega le associazioni VIP in Italia con circa 4000 volontari presenti in più di 100 ospedali italiani. VIP APS è fondatore della Fondazione “Uniti per crescere insieme Onlus” (UCI), nata nel 2009. Le quote di partecipazione di questo corso contribuiscono a finanziare il progetto “Circostanza” (laboratori permanenti di Clownterapia e arti circensi rivolti a minori e adolescenti a rischio in carceri minorili, scuole, strada, per prevenzione e riduzione del danno di delinquenza, bullismo e dipendenza/spaccio di sostanze stupefacenti tra i minori).

Docente del Corso è clown Smilzo, che da anni collabora con VIP APS come formatore e come operatore per i Progetti, in particolare per il progetto “Circostanza” e per le missioni all’estero (Romania, ex Birmania..). Nato a Sassari, clown Smilzo si diletta nella giocoleria classica e negli spettacoli di piazza. Nel 2004 si trasferisce a Torino per frequentare la Scuola di Cirko Vertigo di Grugliasco dove si diploma nel 2006 come artista di circo contemporaneo.Frequenta corsi di teatro comico con Donati e Olesen, corso di giocoleria con Alan Blim (Katakomben - Berlino), corso di giocoleria contemporanea con Jay Gilligan (USA), clownerie con Leo Bassi (Spagna) e Pierre Byland (Svizzera).Nel 2006 inizia il lavoro sul personaggio "Nerd" ovvero, il secchione, lo sfigato; il primo appuntamento ufficiale con il mondo del circo contemporaneo è quello del giugno 2008, quando "sotto il vestito...un nerd" partecipa al concorso "Sul filo del circo" (Grugliasco - Torino). Da dicembre frequenta i laboratori Zelig Lab On The Road nella città di Piacenza.

Per informazioni e per partecipare al prossimo corso: rivolgersi a Clown Sasy, 348/9290252, o mail clownvipmessina@yahoo.it.

Corso base: Clownterapia
La Clownterapia dagli anni Novanta utilizza le tecniche del clown e del circo a favore di chi soffre un disagio fisico o psichico o sociale in corsia d'ospedale, in casa di riposo, con la disabilità, in carcere, ecc.
La Clownterapia può essere utilizzata da volontari, operatori sociali, insegnanti, personale medico e paramedico, educatori, ecc.
Le aree in cui la Clownterapia può essere utilizzata sono: ospedali, comunità, scuole, carceri, etc.

Argomenti del corso
Coesione di gruppo, fiducia, sintonia, tecniche di comicoterapia, mimodanza, il personaggio-clown, tecniche del clown, il circo immaginario, le gag clown, igiene e comportamento in ospedale, il clown nel sociale: la pedagogia delle arti circensi e in particolare l'uso del clown.
Finalità:
Acquisire lo spirito clown nella vita quotidiana. Applicare le tecniche della clownterapia in situazioni di disagio (volontariato, socialità, amicizie, famiglia, lavoro)
Adatto a:
* volontari* operatori sociali* animatori* insegnanti* educatori* Chiunque voglia divertirsi e mettersi in gioco